La coltivazione dello Chasselas, un vitigno che produce uva da tavola particolarmente gustosa, dalla buccia molto sottile, con acini sferici, dorati e quasi trasparenti al momento della maturazione, si diffonde nei primi anni del XX secolo, nel territorio dei Colli Bolognesi.
Questo vitigno è originario del sud del Libano e i Fenici lo diffusero in Spagna, Francia e Italia.
Il periodo di massima espansione della coltivazione è negli anni 1925-1955.
Inizialmente il prodotto veniva portato con carri trainati da buoi fino a Casalecchio e da qui a Piacenza dove un commerciante ne curava l’esportazione. Dopo l’attivazione della ferrovia Casalecchio-Vignola (1938) il punto di concentrazione divenne la stazione di Bazzano dalla quale partivano una dozzina di vagoni al giorno, per 20 giorni. Circa 15.000 quintali che venivano esportati in Svizzera, Germania, Inghilterra e verso la piazza di Trieste. I vagoni utilizzati erano normali carri merce al cui interno veniva allestita una parete divisoria di stecche di ghiaccio che venivano rinnovate nelle stazioni a metà percorso.
Per confezionare il prodotto nei tipici plateau (vulgo platò), venivano impiegate diverse centinaia di donne sforbiciando gli acini marci o immaturi con piccole forbici (giurein), da cui il nome dialettale di sgiurinatriz. Nella produzione di pIateau, rigorosamente in legno di pioppo, erano occupati, nei periodi di punta, nelle 5 segherie di Bazzano, un centinaio di operai. Altre figure professionali quali mediatori, trasportatori, commercianti, lavoravano intensamente nel breve periodo della vendemmia che andava generalmente dagli ultimi giorni di agosto al 20 settembre.
Ciò rappresentava una buona fetta dell’economia dell’epoca di questo territorio.
Verso la fine degli anni ‘50 la concorrenza di uva da tavola proveniente dal centro-sud con acini più resistenti, più grossi e più appariscenti e soprattutto precoci, portò ad una crisi commerciale alla quale i produttori e gli Enti Locali non hanno saputo contrapporre iniziative di valorizzazione e marketing.
Al calo delle vendite si è risposto con estirpazioni e sostituzioni con vitigni per uva da vino oppure utilizzando lo Chasselas per la vinificazione. Si ottiene un vino secco niente male. In Svizzera, buona parte della produzione locale di vino, chiamato Fendant, è fatta con uve chasselas.
E’ bene ricordare che in Italia la normativa vieta la produzione di vino con uve da tavola.
Di fatto si può stimare che dell’antica produzione sia rimasta meno del 5% corrispondenti a circa 1.000 quintali.
Tutto il contrario hanno fatto i francesi.
Un paese del sud della Francia, Moissac, vicino a Tolosa, basa la sua attuale economia sulla produzione dello Chasselas. Con una attenta politica di valorizzazione del prodotto (ha ottenuto la d.o.c. nel 1971 e la d.o.p. nel 1996) ed una capillare commercializzazione, anche attraverso la grande distribuzione, ogni anno vengono venduti 70.000 quintali prodotti dalle 550 aziende socie del consorzio di tutela dello Chasselas.




























